Elisir del Datterino

Un liquore intenso e speziato, profumato, ottimo per il fine pasto come digestivo. Abbiamo creato questo infuso in cui predominano le note di maggiorana, origano e camomilla e dalle fresche note agrumate che abbiamo chiamato “Elisir del Datterino”.

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Ingredienti (per circa 2,5 L di liquore a 35°)

per l'infuso di spezie e frutta
750 g di alcol 96°
una scorza di arancia
2 cucchiai di semi di cumino
mezza pera Kaiser con la buccia
il legno di un rametto di rosmarino
4 prugne secche
15 bacche ginepro
il contenuto di sei semi di cardamomo
7 chiodi di garofano
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 foglia di alloro
4 fichi secchi
mezzo cucchiaio di semi di finocchio
5 mandorle amare pelate
1 cucchiaino di noce moscta in polvere
2 g di fiori di camomilla
4 g di zenzero fresco
la scorza di mezzo limone
1 baccello di vaniglia

per l'infuso di erbe
250 g di alcol a 96°
200 g di acqua
4 chiodi di garofano
4 g di fiori di camomilla
12 foglie di alloro
mezzo rametto di rosmarino (10 ciuffetti)
4 foglie di salvia
20 foglie di menta
4 g di maggiorana
4 g di origano (un rametto)
1 cucchiaino di semi di coriandolo

per lo sciroppo
800 g di acqua
500 g di zucchero

per la salsa la caramello
100 g di zucchero
80 g di acqua

Procedimento

In un contenitore di vetro mettere in infusione tutti gli ingredienti per l’infuso di spezie e frutta e aggiungere l’alcol. Chiudere ermeticamente e lasciare riposare al buio e in luogo fresco e asciutto per una settimana.

Per l’infuso di erbe. In un pentolino portare a bollore l’acqua, aggiungere tutte le erbe e lasciar sobbollire a fuoco dolce per 20 minuti. Lasciare raffreddare. Quando l’infuso sarà a temperatura ambiente versarlo in un secondo contentitore di vetro, aggiungere l’alcol, chiudere ermeticamente e lasciare riposare al buio e in luogo fresco e asciutto per una settimana.

Trascorsa una settimana, preparare lo sciroppo. Fate bollire dolcemente l’acqua con lo zucchero per 5 minuti e lasciate raffreddare. Filtrate i due infusi con una garza di cotone. Trasferite ora tutte le spezie, erbe e frutta che avanzerete dal filtraggio nello sciroppo ancora caldo e lasciate riposare per un’ora (nel frattempo tenete gli infusi alcolici chiusi ermeticamente). Filtrate ora lo sciroppo ed eliminate definitivamente il residuo di frutta, spezie ed erbe. Unite i due infusi e lo sciroppo.

Preparate la salsa al caramello. In un pentolino a fondo spesso, fate sciogliere lo zucchero fino a quando sarà di colore bruno. Nel frattempo, in un altro pentolino, portate ad ebollizione l’acqua. Aggiungete l’acqua allo zucchero, mescolando velocemente, togliete dal fuoco e continuate a mescolare fino a quando il composto non sarà addensato e a temperatura ambiente (qualche minuto). Incorporate ora la salsa al caramello alla miscela di infusi e sciroppo di zucchero. Imbottigliate e lasciate riposare in luogo fresco ed asciutto per almeno un mese.

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Da Gemma Antica Trattoria, Amalfi (SA)

La costiera amalfitana e i suoi borghi a picco sul mare, con l’eredità storica della fondazione romana, delle tumultuose vicissitudini dell’epoca delle repubbliche marinare e con la bellezza senza tempo dei suoi paesaggi, si presenta oggi come una meta turistica affascinante, una cartolina pop e vintage che sa vivere di sempre nuovi colori.

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Amalfi è il fulcro storico di questo angolo di paradiso, dominata dallo splendido complesso del duomo. Non lontano si trova l’antica trattoria Da Gemma, che dal 1872 propone la sincerità dei prodotti di mare e di terra della tradizione locale impreziosita da  tecniche contemporanee e ricette di qualità, il tutto in una cornice sobria ed elegante, che definiremmo slow.

Veniamo accolti con calore e professionalità nella sala che si affaccia sul corso principale della città. Al menù degustazione si affiancano piatti storici del locale (come i famosi “mezzi paccheri alla Genovese” o la zuppa di pesce) e proposte più decisamente gourmet create dall’abile mano dello chef Salvatore Milano. Sempre ricca la varietà di pescato del giorno, che è possibile avere al sale, alla griglia o all’acqua pazza.

La nostra degustazione ha inizio con un meraviglioso antipasto crudo di pesce, sublime. Proseguiamo con un fritto misto “in bianco e nero” con zucchine croccanti e maionese al latte di soia; ottima frittura ed equilibrata con la delicata maionese di accompagnamento. Ottimo anche il filetto di merluzzo cotto a bassa temperatura, con spinaci e marinata di pomodori, che consigliamo.

Concludiamo con ” ‘o Limon’ “ una selezione di dolci accomunati dalle note profumate e fresche dei meravigliosi limoni costa d’Amalfi.

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Vini: Greco di Tufo Contrada Marotta

Conto: 75 / ps

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#buonissimonatale

Quest’anno i lettori e appassionati de La Cucina Italiana si sono ritrovati per due giorni di workshop, lezioni e momenti conviviali, all’interno della scuola di cucina che ha ospitato #buonissimonatale, una iniziativa volta a far conoscere da vicino il mondo della storica rivista italiana.

Anche noi abbiamo avuto modo di partecipare ad una lezione di cucina sulla preparazione dei cappelletti, tipico piatto natalizio della tradizione, e ad un simpatico workshop sulla preparazione di ghirlande e decorazioni per le feste. La scuola di cucina è un luogo dove tutti possono imparare facilmente e divertendosi i trucchi e segreti dei professionisti; durante tutto l’anno vi si svolgono corsi tematici e di tecniche di base ed anche workshop per bambini e famiglie.

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Una bella occasione per conoscere appassionati come noi di cucina e gastronomia, incontrare coloro che si impegnano quotidianamente per far crescere questo storico progetto editoriale e scambiarsi gli auguri di Natale.

La Cucina Italiana fa parte della storia di tutti noi e rappresenta anche una sorta di annali dell’evoluzione del nostro patrimonio culinario; il numero di Natale è l’irrinunciabile guida alle feste in famiglia, breviario dello stile, del buon gusto e della complessa tradizione dell’ospitalità italiana.

Il Datterino con la Valigia – Svezia – Kanelbullar

Le kanelbullar (girelle alla cannella) sono dei dolci tradizionali svedesi. Si tratta di un impasto lievitato al profumo di cardamomo con un ripieno dolce alla cannella. Si sono diffusi in Svezia negli anni venti del secolo scorso e sono oggi uno dei principali protagonisti della famosissima fika, la “pausa caffè”: uno momento di relax inserito a metà giornata specie nei freddi e bui pomeriggi d’inverno. Questi panini dolci alla cannella sono talmente rinomati, da avere anche un giorno dedicato a loro: dal 1999 infatti, il 4 ottobre è noto come kanelbullens dag.

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Ingredienti (per circa 20 pezzi)

25 g di lievito di birra
75 g di burro
250 g di latte + 2 cucchiai
50 g di zucchero
un pizzico di sale
un cucchiaino di cardamomo in polvere
400 g di farina

per il ripieno
75 g di burro
60 g di zucchero
3 cucchiai di cannella

per guarnire
1 uovo

Procedimento

In un pentolino riscaldate il latte e il burro fino a sciogliere quest’ultimo. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare   (portate ad una temperatura inferiore ai 40 gradi). Sbriciolate il panetto di lievito e stemperate con due cucchiai di latte e due di acqua. Nella planetaria versate il latte e il burro, aggiungete lo zucchero e il cardamomo e tutta la farina. Iniziate a impastare e incorporate il lievito sciolto, continuate ad impastare per circa 10-15 minuti aggiungendo quasi alla fine il pizzico di sale.

Lasciate lievitare a temperatura ambiente per circa 45 minuti.

Nel frattempo preparate il ripieno. Con una frusta montate il burro con lo zucchero e la cannella fino ad ottenere un composto spumoso.

Stendete l’impasto su un piano infarinato con un matterello facendo un rettangolo. Stendete tutto il ripieno sull’impasto. Arrotolate ora l’impasto sul lato lungo. Tagliate l’impasto ottenendo delle girelle di circa 2 cm di spessore. Riponete su una teglia da forno. Spennellate con l’uovo e  lasciate lievitare per circa 30 minuti.

Cuocete in forno caldo a 200 °C per circa 12 minuti.

Osteria della Corte – La Spezia

Nel cuore del golfo dei poeti crocevia di artisti e scrittori rimasti incantati da quei luoghi, a pochi chilometri dal confine con la Toscana, si trova la Spezia. Una città con una ritrovata vocazione turistica alla ricerca di un riscatto urbano che sembra realizzarsi.

Tra i protagonisti del racconto di un invidiabile patrimonio gastronomico c’è l’Osteria della Corte. Il ristorante sorge in pieno centro città e prende il nome dalla deliziosa corte interna. L’ambiente dai toni rustici catapulta l’ospite in uno spazio tranquillo e familiare, creando una via di fuga dal contesto urbano.

La cucina a vista è sempre quel quid in più che avvicina l’ospite alla fase creativa dello chef. Servizio attento e cordiale.

Una carte che spazia da piatti tradizionali a piatti più elaborati con una ferma attenzione alla qualità delle materie prime.

Cotture eseguite alla perfezione e ottimo equilibrio dei sapori.

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Linguine con i muscoli

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Calamari con bietole e salsa alla bagna cauda

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Tenero di polpo

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Semifreddo al pistacchio di bronte con salsa alla lavanda

Una piacevole esperienza che sicuramente merita di essere ripetuta.

Il conto: 60 € / ps

Azienda Agricola il Boscasso – Loc. Boscasso – Ruino (PV)

Il mosaico di sapori e tradizioni che caratterizza il nosto paese è frutto della dedizione e soprattutto del coraggio di persone che investono in piccole produzioni locali.  Nel cuore dell’Oltrepò Pavese si trova l’azienda agricola il Boscasso, una piccola oasi in cui vengono prodotti prelibati prodotti caseari, frutto di un piccolo allevamento di capre. Amore per la natura e rispetto degli animali sono gli ingredienti vincenti di questa azienda a conduzione familiare che nelle domeniche da aprile a novembre offre anche la possibilità di degustare questi fantastici prodotti presso il ristorante dell’agriturismo.

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Accolti in un intimo ambiente familiare, ecco una selezione di piatti in cui il formaggio è protagonista in diverse affinature e stagionature.

Il nostro menu prevedeva: “sformato di patate, cipolla e formaggi di capra alla maggiorana con peperoni verdi e uvetta”; “ravioli al grano arso con ripieno di ricotta e formaggio stagionato di capra con vellutata di zucca”; “tagliere degustazione di sette caprini stagionati con marmellate”; “crostata di cacao e mandorle con crema di nocciole e cioccolato e pere al bonarda”. Ottimi i formaggi degustati, tra cui il Quadro a crosta fiorita, il Caprino in foglia lavata, il Crosta lavata, il Tronchetto al carbone vegetale, la Toma di capra stagionata.

Dopo pranzo è possibile visitare l’azienda agricola, in particolare la stalla dove si trovano le protagoniste di questa magnifica attività. Le caprette sono una vera esplosione di allegria, si percepisce immediatamente il rispetto che viene dato loro e l’enorme lavoro che c’è dietro tutta la produzione.

Non vi resta che fare visita a questa oasi del gusto.

 

 

 

Il Datterino con la Valigia – Regno Unito – Hot cross buns

Gli hot cross buns sono uno dei dolci tradizionali della cucina inglese. Si tratta di soffici
panini dolci speziati con l’aggiunta di uvetta. Il nome deriva dal caratteristico disegno a croce sulla superficie che richiama l’origine pasquale del dolce.

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Varie sono le storie che parlano delle origini di questa ricetta. Una teoria è che l’hot cross bun provenga da Saint Albans, dove il monaco Thomas Rocliffe, nel XIV secolo, creò una ricetta simile chiamata “Alban bun” e distribuì il panino ai poveri locali il Venerdì Santo, nel 1361.
Successivamente, durante il regno di Elisabetta I, il direttore dei Mercati di Londra emanò un decreto che proibiva la vendita di focacce calde e altri tipi di pane speziato, tranne che nelle sepolture, il Venerdì Santo o Natale. Come conseguenza di questo decreto, gli hot cross buns all’epoca venivano fatti principalmente nelle cucine domestiche. Il divieto durò fino all’ascesa al trono di Giacomo I.
La prima citazione ufficiale di questo dolce si ha nell’almanacco satirico londinese Poor Robin nel 1733 dove venne pubblicata la frase: “Good Friday come this month, the old woman runs. With one or two a penny hot cross buns”.
Su questo dolce è nata anche una filastrocca. La filastrocca inglese fu pubblicata per la prima volta in un libro intitolato Christmas Box a Londra, nel 1798. Alcuni affermano che la filastrocca era anche un richiamo per i venditori ambulanti che vendevano dolci nel periodo pasquale.

“Hot cross buns, hot cross buns!
One ha’penny, two ha’penny, hot cross buns!
If you have no daughters, give them to your sons,
One ha’penny, two ha’penny, hot cross buns!”

Ingredienti (per circa 15 buns)

300 mL di latte
50 g di burro
500 g di farina forte (tipo Manitoba) + 50 g 
75 g di zucchero 
15 g di lievito di birra fresco (o l'equivalente disidratato)
1 uovo
75 g di uvetta
50 g di canditi misti
la scorza di un'arancia
1 cucchiaio di cannella in polvere
un pizzico di sale

5 cucchiai di confettura di albicocche
50 g di zucchero

Procedimento

Portate ad ebollizione il latte con il burro. Togliete quindi dal fuoco e lasciate raffreddare.

Setacciate la farina con il sale e aggiungete il lievito fresco sbriciolato o il lievito secco.

Impastate la farina e il lievito con il latte, lo zucchero e l’uovo. Aggiungete la cannella, la scorza d’arancia e da ultimo l’uvetta e i canditi.

Lasciate lievitare in luogo tiepido e coperto con un panno umido per un paio d’ore.

Formate ora i buns; fate delle palline di pasta di circa 75g l’una e riponetele in una teglia non troppo vicine. Lasciate riposare per un’ora.

Intanto stemperate 50 g di farina con qualche cucchiaio di acqua fredda, fino ad ottenere una crema fluida che riporrete in una sac-à-poche. Create quindi un disegno a croce su ogni bun.

Infornate in forno caldo statico a 190 °C per circa 20 minuti.

Riscaldate la confettura di albicocche con lo zucchero e spennellate i buns appena estratti dal forno.

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