Il Datterino con la Valigia – Shakshuka

Un piatto semplice e diffusissimo che dal Marocco e dalla Tunisia arriva fino al Medio Oriente ed è oggi uno dei piatti più celebri anche nella cucina israeliana. La preparazione è semplice e la presenza delle uova lo rende perfetto per un ricco brunch in stile mediterraneo. Il termine Shakshuka deriva probabilmente da una parola araba che significa “mettere insieme, mescolare”.

La ricetta prevede una cottura lenta della salsa di pomodoro arricchita da cipolle, aglio e spezie e di immergervi poi le uova, facendo rassodare poi l’albume (come per le uova in camicia).  La salsa può essere arricchita con diverse spezie e sapori, come cumino, paprika dolce e piccante, harissa, peperoncini verdi piccanti, pepe nero, menta.

 

Ingredienti (per 3 persone)
3 cipolle bionde piccole
1 scalogno
2 spicchi d'aglio
mezzo peperone rosso
1 peperoncino verde piccante
due cucchiai di spezie (paprika dolce e piccante, cumino, pepe nero)
9 pomodori pelati

3 uova
prezzemolo fresco tritato
menta fresca tritata
sale qb

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In una padella mettete a rosolare le cipolle, lo scalogno e l’aglio affettati finemente; aggiungete il mix di spezie e lasciate insaporire per qualche minuto. Aggiungete quindi il peperone rosso tagliato a dadini e il peperoncino verde a rondelle, salate e cuocete a fuoco basso per 15 minuti.

Incorporate i pomodori e la loro salsa, mescolate e lasciate cuocere lentamente il tutto per circa un’ora, senza utilizzare il coperchio. Se la salsa si addensa troppo, potete aggiungere un po’ d’acqua in ebollizione.

Ottenuta una salsa più densa e cremosa, potete aggiungere le uova. Apritene uno per volta in una ciotolina e aiutandovi con un guscio pulito o una tazzina da caffe, create dei pozzetti nel sugo dove adagiare le uova, che inizieranno a rapprendersi lentamente. Completate la cottura a fuoco lento per 5 minuti.

Togliete dal fuoco e spolverate di prezzemolo e menta fresca tritati.

 

Cum Quibus, San Gimignano (SI)

San Gimignano è oggi una fervente meta turistica; ha radici profonde che vengono dalle terre dell’Etruria e che si sono poi sviluppate nell’urbanistica medioevale e nella culla del Rinascimento più autentico. In una via meno battuta dalla folla dei turisti che vengono da tutto il globo a vedere la “Manhattan del Medioevo”, si trova il ristorante di Lorenzo&Alberto, proprietario e chef del Cum Quibus.

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Un sodalizio giovane e vincente; una location storica e accogliente che sposa una filosofia di cucina fatta di contrasti pop, tradizioni mediterranee ed elementi di contaminazione d’oltralpe.

Ne risulta una carta “contemporanea” che spazia ben oltre i confini di questo borgo storico.

Iniziamo con un’entrée di “perla nera”: fegato di pollo in vaso cottura; crocchetta di patate con salsa brava, sfera di olio extravergine di oliva e un blinis salato con yogurt e caviale, piacevole introduzione ad una cucina strutturata ed equilibrata.

Fanno da cornice l’ottimo pane e gli ottimi taralli offerti, accompagnati da fegatino classico toscano con zucchero di canna caramellato e sale maldon; burro con pomodoro mantecato e sale maldon.

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I nostri antipasti sono “MEZZOVO: Tuorlo, Spuma Di Pecorino Di Pienza, Tartufo”, “Capasanta, Sedano Rapa, Nocciole, Timo” e “Foie Gras, Miso, Peperoncino, Erbette”.

Il mezzovo è uno dei piatti simbolo del ristorante che racconta di una cucina ambiziosa e coraggiosa dove la vocazione alla tradizione che suscita il contesto urbano può vivere in perfetta armonia, quasi a completarsi, con l’innovazione e la modernità. Un uovo con la presenza del suolo tuorlo avvolto da una spuma di pecorino di Pienza e tartufo; semplicità e genuinità degli ingredienti, gusto deciso ed equilibrato.

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La capasanta è un’esplosione di sapori, la salsa che diventa la vera protagonista del piatto conferisce uno slancio al sapore leggero della capasanta.

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Molto interessante anche l’abbinamento del foie gras con la salsa di miso, la dolcezza del fegato viene allegerita dalla sapidità del miso.

I nostri primi piatti sono “Spaghetti Mancini, Burro Affumicato, Dashi, Cedro” e “Tortello di Lepre, Passion Fruit e Latte di Capra”.

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Gli spaghetti, del pastificio Mancini nelle Marche, sono i pratogonisti di questo delizioso piatto , il gusto rotondo del burro affumicato viene piacevolmente stravolto dal gusto sapido del dashi e dall’acidità del cedro, un piatto davvero eccellente.

Un buon connubio di sapori è rappresentato anche dai tortelli ripieni di lepre a la royale, servita con un gel di passion fruit e del kefir di latte di capra, accompagnati da un flan di fegatino di lepre. Un gioco di acidità e dolcezze che sono un vero piacere per il palato.

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Proseguiamo con “Lingua, Salsa Tare, Ostrica, Sesamo, Porro Bruciato” e “Manzo Glassato, Coriandolo, Radici”. La lingua segue una cottura molto lunga, un intero giorno, viene glassata con una salsa tare accompagnato con del porro bruciato e una tartare di ostrica. L’esecuzione del piatto è straordinaria, cottura della lingua perfetta e ingredienti diversi che sono perfettamente armonici, fanno di questo piatto un vero e proprio protagonista. Anche il manzo segue una cottura abbastanza lunga, viene servito con le rape rosse e bianche con una spuma di rafano e dell’olio di coriandolo; anche questo piatto conferma le capacità tecniche della cucina, cotture perfette che rendono i piatti una piacevole scoperta.

Chiudiamo la cena con “Mandorle, amaretto e arancia” e una selezione di caprini accompagnati dalle salse preparate al momento dalla cucina. Notevole impatto visivo del dolce, gusto fresco e avvolgente. Buona la selezione di formaggi.

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Il servizio è stato professionale, accompagnato da un racconto sincero. Una location in cui tornare sicuramente e che vi consigliamo per una cena speciale, soprattutto nell’intimo ambiente del cortile esterno.

 

Vini: Riesling Renano delle Venezie IGT “Nobilis” 2015 Azienda Agricola Roeno

Il conto: 130 €/ps

La Dispensa del Datterino – Limoncello

Il limoncello è un caratteristico liquore a base di infuso di scorze di limone, ottimo come digestivo a fine pasto. La sua origine è contesa tra l’isola di Capri, Sorrento (dove si utilizzano i limoni di Sorrento IGP) e la costiera amalfitana (dove è invece diffuso il limone sfusato di Amalfi IGP).

L’infusione in alcol etilico consente di estrarre gli olii essenziali aromatici e i pigmenti dalle scorze. La dolcezza è densità sono legati alla quantità di zucchero e acqua utilizzati per preparare lo sciroppo, mentre la gradazione alcolica dipende dal rapporto di volume tra infuso e sciroppo.

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Vi proponiamo una ricetta dal gusto piuttosto secco e forte, ma se preferite un liquore più dolce e morbido potete aumentare la quantità di zucchero fino a 800 g per litro d’acqua e portare il volume dello sciroppo fino a due volte il volume dell’infuso (es 2 litri d’acqua, 1500 g di zucchero, 1 litro di infuso di scorze di limone).

Una volta completato il periodo di riposo e filtrato il limoncello, potrete conservare la bottiglia in freezer e servire sempre ghiacciato.

Ingredienti (per circa 2 L di limoncello)

1 litro di alcol etilico a 95°
la scorza di otto limoni
1 limone pelato a vivo diviso in due metà
400 g di zucchero
1 litro di acqua

Procedimento

In un contenitore ermetico mettere in infusione le scorze di limone e il limone pelato nell’alcol puro. Lasciare riposare per circa due settimane a riparo da luce e fonte di calore.

Trascorso questo tempo, aprite il contenitore e filtrate il contenuto, tenendo da parte le bucce, che saranno di un colore bianco pallido, e il limone.

Preparate uno sciroppo, portando ad ebollizione l’acqua, lo zucchero, le scorze di limone e il limone. Lasciate sobbollire a fuoco dolce per 5-6 minuti. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare. Filtrate lo sciroppo con un canovaccio pulito.

In un recipiente capiente, mescolate l’infuso e lo sciroppo. A questo punto potete imbottigliare il limoncello.

Lasciate riposare il luogo fresco e asciutto per 4-6 settimane. Il residuo in sospensione andrà poi filtrato. Il liquore sarà quindi pronto per essere degustato, preferibilmente ghiacciato.

 

Il Datterino con la Valigia – Pulled Beef

Le lunghe cotture a temperature più basse consentono, soprattutto nel caso delle carni rosse, di ottenere risultati eccezionali in termini di consistenza e gusto. Ne sono esempio gli stufati e i brasati. Nella cucina anglosassone è tradizione (di origine statunitense) la cottura al barbecue di grossi tagli di carne (maiale o manzo), utilizzando un calore indiretto per tempi molto lunghi. Ne è esempio il pulled pork, sfilacci di carne di maiale (in genere spalla) morbidissimi che vengono utilizzati con cipolle e salsa barbecue per farcire panini al sesamo al posto degli hamburger.

Per il manzo si possono utilizzare tagli non troppo magri, in cui sia presente una buona parte di connettivo (che in cotture lunghe tende a sfaldarsi e dare morbidezza alla carne); vanno bene i tagli per brasato (cappello del prete, pesce). Ottima alternativa alla lunga cottura al fuoco è quella della cottura in forno; il calore sarà più omogeneo e sarà più facile mantenere costante la temperatura.

Ingredienti (per 4 persone)
1Kg di carne di manzo, taglio per brasati (es cappello del prete)
500 mL di birra 

per la marinatura
spezie macinate (1 cucchiaio di paprika dolce, 1/2 cucchiaino di semi
di cumino, 1 cucchiaino di pepe nero)
1 spicchio d'aglio
10g di sale
20g di zucchero

olio extravergine d'oliva
sale e pepe qb

Procedimento

Preparate la marinatura, mescolando le spezie macinate, l’aglio finemente tritato, il sale e lo zucchero. Massaggiate la carne per alcuni minuti, avvolgetela in una pellicola e lasciatela riposare per un paio d’ore.

Scaldate qualche cucchiaio d’olio in una pentola per brasati, capiente e che possa essere trasferita in forno. Rosolate la carne, su tutti i lati. Sfumate con la birra e incorporatela tutta. Lasciate sobbollire per qualche minuto a fuoco vivace. Intanto accendete il forno, statico e portatelo a 110°C.

Coprite con il coperchio e trasferite in forno. Lasciate cuocere per non meno di 4 ore. Estraete dal forno la casseruola; togliete la carne dalla pentola, spennellatela con olio d’oliva e avvolgetela in un foglio di alluminio. Riponete quindi il cartoccio in forno a 200° per 30 minuti e completate la cottura.

Estraete dal forno, controllate con un termometro per arrosti che la temperatura al cuore non sia inferiore ai 90° e lasciate riposare per 30 minuti. Aprite quindi il “cartoccio” di alluminio e con l’aiuto di due forchette, sfilacciate la carne.

Come intingolo, si utilizza classicamente la salsa barbecue, a cui potete eventualmente aggiungere un paio di cucchiai del liquido di cottura della carne. In alternativa, il pulled beef è ottimo anche con salsa allo yogurt, tzatziki o salsa alla tahina, oltre che abbinato a cipolle rosse caramellate.

Potete servire il pulled beef composto in soffici panini da hamburger o con del pane morbido (tipo arabo o pita greca).

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Il Datterino di Artusi – Krumiri

Dall’idea di Domenico Rossi nel 1878 nascono questi deliziosi biscotti piemontesi che fanno parte della tradizione della piccola pasticceria italiana e che pare siano un omaggio ai baffi “a manubrio del re Vittorio Emanuele II. L’impasto è a base di farina di grano tenero, uova, burro, zucchero. Alcune ricette familiari prevedono l’uso di farine diverse per rendere l’impasto più ruvido e “grezzo”, come la farina di mais, di semola di grano duro o di riso.

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Per prepararli in casa, se non avete un estrusore per biscotti, potete utilizzare una sac-a-poche con bocchetta grande a stella.

Ingredienti (per circa 30 biscotti)
100 g di farina di semola di grano duro
200 g di farina 00
15 g di miele
2 tuorli d'uovo
110 g di zucchero
un pizzico di lievito per dolci
un pizzico di sale
100 g di burro
50 g di latte

Procedimento

Montare il burro con lo zucchero e il miele. Aggiungere i tuorli stemperati nel latte e mano a mano le farine e il lievito. Impastate nella planetaria fino ad ottenere un impasto morbido.

Trasferire il composto in una sac-a-poche o nell’estrusore e stendere i biscotti su una placca da forno rivestita.

Cuocete in forno ventilato a 170°C per 10-12 minuti.

Potete conservare i krumiri per qualche giorno in una scatola di latta, in luogo fresco e asciutto. Sono ottimi per accompagnare il the, o come piccola pasticceria a fine pasto.

“The Cook” al Cavo, Genova

Una piccola e deliziosa sala affrescata, nel cuore del centro storico di Genova. Lo chef Ivano Ricchebono, presenta un menù dal leitmotiv fortemente marino, ma con evasioni internazionali più ispirate alla cucina francese; piccoli elementi di un percorso culinario non invadente ma che celebrano anche l’ambizione gourmet della città signora del mare.

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Scegliamo alcuni piatti tra le proposte à la carte; iniziamo con i  gianchetti su tela; piatto fresco e leggero. Il foie gras, riduzione di vermentino, lime e moscato, pain brioche è di forte impatto, con una spiccata nota acida.

La carbonara di seppia è una delicata rivisitazione marina della carbonara, con il legato dell’uovo e del latticino alleggeriti in una soffice consistenza cremosa. Le fettucine di borragine, gambero mazzancolla, stilton, soia e lime sono un piatto forte, in cui dominano le note erbacee della borragine ed erborinate dello stilton con il contrasto fusion della soia.

Con l’insalata di capasanta la sapida vivacità del katsuobushi esalta la consistente delicatezza della capasanta e del suo corallo in un fresco sottofondo di pomodoro. Nel baccalà al latte, crumble croccante e cavolfiore al vapore troviamo un accostamento interessante di consistenze e profumi.

Concludiamo con la meringa, fiordilatte e zabaione caldo e una selezione di formaggi con composte di frutta e miele.

Complessivamente, un menù ricco anche se povero di progressività, più rock che sinfonico, e che si accompagna ad un servizio anch’esso spontaneo e ricercato, ma che forse non ritrova un pieno equilibrio di attenzione ed empatia.

Il conto: 85 € / ps

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Elisir del Datterino

Un liquore intenso e speziato, profumato, ottimo per il fine pasto come digestivo. Abbiamo creato questo infuso in cui predominano le note di maggiorana, origano e camomilla e dalle fresche note agrumate che abbiamo chiamato “Elisir del Datterino”.

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Ingredienti (per circa 2,5 L di liquore a 35°)

per l'infuso di spezie e frutta
750 g di alcol 96°
una scorza di arancia
2 cucchiai di semi di cumino
mezza pera Kaiser con la buccia
il legno di un rametto di rosmarino
4 prugne secche
15 bacche ginepro
il contenuto di sei semi di cardamomo
7 chiodi di garofano
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 foglia di alloro
4 fichi secchi
mezzo cucchiaio di semi di finocchio
5 mandorle amare pelate
1 cucchiaino di noce moscta in polvere
2 g di fiori di camomilla
4 g di zenzero fresco
la scorza di mezzo limone
1 baccello di vaniglia

per l'infuso di erbe
250 g di alcol a 96°
200 g di acqua
4 chiodi di garofano
4 g di fiori di camomilla
12 foglie di alloro
mezzo rametto di rosmarino (10 ciuffetti)
4 foglie di salvia
20 foglie di menta
4 g di maggiorana
4 g di origano (un rametto)
1 cucchiaino di semi di coriandolo

per lo sciroppo
800 g di acqua
500 g di zucchero

per la salsa la caramello
100 g di zucchero
80 g di acqua

Procedimento

In un contenitore di vetro mettere in infusione tutti gli ingredienti per l’infuso di spezie e frutta e aggiungere l’alcol. Chiudere ermeticamente e lasciare riposare al buio e in luogo fresco e asciutto per una settimana.

Per l’infuso di erbe. In un pentolino portare a bollore l’acqua, aggiungere tutte le erbe e lasciar sobbollire a fuoco dolce per 20 minuti. Lasciare raffreddare. Quando l’infuso sarà a temperatura ambiente versarlo in un secondo contentitore di vetro, aggiungere l’alcol, chiudere ermeticamente e lasciare riposare al buio e in luogo fresco e asciutto per una settimana.

Trascorsa una settimana, preparare lo sciroppo. Fate bollire dolcemente l’acqua con lo zucchero per 5 minuti e lasciate raffreddare. Filtrate i due infusi con una garza di cotone. Trasferite ora tutte le spezie, erbe e frutta che avanzerete dal filtraggio nello sciroppo ancora caldo e lasciate riposare per un’ora (nel frattempo tenete gli infusi alcolici chiusi ermeticamente). Filtrate ora lo sciroppo ed eliminate definitivamente il residuo di frutta, spezie ed erbe. Unite i due infusi e lo sciroppo.

Preparate la salsa al caramello. In un pentolino a fondo spesso, fate sciogliere lo zucchero fino a quando sarà di colore bruno. Nel frattempo, in un altro pentolino, portate ad ebollizione l’acqua. Aggiungete l’acqua allo zucchero, mescolando velocemente, togliete dal fuoco e continuate a mescolare fino a quando il composto non sarà addensato e a temperatura ambiente (qualche minuto). Incorporate ora la salsa al caramello alla miscela di infusi e sciroppo di zucchero. Imbottigliate e lasciate riposare in luogo fresco ed asciutto per almeno un mese.

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